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lunedì 11 maggio 2015

Lisa Cremaschi Perché leggere i Padri?


Perché leggere i Padri?

Perché leggere i Padri della Chiesa? Abbiamo la Scrittura; non basta? 

Nei Detti dei Padri del Deserto, si racconta che, un giorno. "alcuni fratelli fecero visita ad abba Antonio e gli dissero: 'Dicci una parola: come potremo essere salvi?' Disse loro l'anziano: 'Avete ascoltato la Scrittura? È quello che fa per voi' Risposero: 'Anche da te vogliamo sentire qualcosa, padre'". (Detti dei Padri del Deserto: Antonio 19)

Questi discepoli vogliono sentire la Parola da Antonio, l'uomo di Dio che l'ha incarnata nella sua vita, cercano qualcuno che li guidi per imparare l'arte della lotta spirituale e sono consapevoli che non basta leggere le Scritture da soli, pregare da soli; bisogna "entrare nella chiesa", nella comunione dei santi del cielo e della terra e, resi saldi dalla loro fede e dalla loro intercessione, diventare a propria volta padri, generare altri alla vita spirituale, continuando la catena ininterrotta della tradizione. Chi è Dio? È il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, il Dio dei profeti, il Dio di Gesù Cristo, il Dio dei martiri, dei padri del deserto, di Antonio, Basilio, Agostino, Girolamo, Francesco, Chiara ... fino a quei volti che abbiamo personalmente connosciuto, quelle persone che lungo il nostro cammino ci hanno svelato un poco il volto di Dio. "Visitare gli anziani è la regola degli antichi padri" (Detti dei Padri del Deserto, Nau 613), risponde un giorno un monaco a un discepolo. I padri vivono sotto il primato della parola di Dio, in totale dipendenza della Parola, ma sanno anche che questa Parola si incarna, la vogliono leggere nella vita dei fratelli, vogliono sentirla annunciata da chi vive di questa parola e cerca di realizzarla nella sua vicenda umana.

Conoscere i padri significa avvicinarsi al Dio dei padri. Certo, non ci offriranno mai le risposte ai problemi del nostro tempo, risposte che noi stessi dobbiamo dare, non ci dispenseranno mai dalla responsabilità di tradurre l'evangelo per gli uomini di oggi, di renderlo manifesto nella nostra vita, ma i padri ci sono di aiuto in questo cammino. Potremmo chiarire il rapporto tra parola di Dio e parole dei padri attraverso un'immagine. La Parola di Dio é l'acqua, Tutta la Bibbia ce lo dice. Essa è l'acqua che disseta, che irriga la terra e le permette di dare frutto, è l'acqua viva ... le parole dei padri, le parole della tradizione non sono l'acqua; ma, potremmo dire, sono come il letto del fiume, il fondo, quelle pietre e quel materiale che impedisce all'acqua di inabissarsi, di scendere nel profondo della terra. Certo, l'acqua c'è sempre anche nel deserto, là dove non ci sono fiumi; c'è ma in profondità; bisogna scavare con fatica dei pozzi per riuscire ad attingerla. Il letto del fiume, invece, consente all'acqua di restare in superficie, e così è più facile attingere ad essa. Non bisogna confondere l'acqua con le pietre, la terra, tutto ciò che forma il letto del fiume, ma bisogna riconoscere che ci aiuta, ci facilita il nostro compito. Le parole dei padri sono un po' come quella terra che mantiene l'acqua in superficie.

Chi sono i padri della chiesa? Chi ha diritto a questo titolo? Tradizionalmente sono quattro le note che caratterizzano i padri: santità della vita, ortodossia di dottrina, approvazione della chiesa, antichità. Sono criteri molto discutibili. Vi sono padri dichiarati santi da una chiesa e non da un'altra; gli scritti di alcuni autori sonon stati condannati come eretici a secoli di distanza dalla loro morte; l'antichità è stabilita in base a criteri estranei alla storia della chiesa (l'ultimo padre della chiesa d'occidente è considerato Isidoro di Siviglia, morto nel 636, e l'ultimo per la chiesa d'oriente Giovanni Damasceno, morto nel 750 ca). Un patrologo riformato, André Benoit, propone di definire i padri come esegeti della Scrittura durante il periodo in cui la chiesa, nonostante tensioni e controversie dottrinali, riuscì a restare unita, cioé dall eorigini fino allo scisma con la chiesa d'oriente convenzionalmente collocato nel 1054. Gli esegeti, i predicatori, gli autori cristiani di quell'epoca sno testimoni del tempo di fondazione della chiesa, del suo radicamento nella parola di Dio, sono testimoni della comprensione che i primi secoli cristiani hanno avuto della Scrittura. La letteratura patristica rappresenta un vasto commento della Scrittura, i padri sono degli esegeti, comprendendo questo termine in senso lato. Essi hanno tradotto, commentato, interpretato, messo in pratica la Scrittura in un determinato contesto storico.

In questa sede (con frequenza mensile) presenteremo le più importanti figure patristiche di lingua greca e latina dalle origini ad Agostino, cioé dai cosiddetti padri apostolici - autori cristiani che si presentano come diretti continuatori degli apostoli (la Didaché, Clemente di Roma, Barnaba, Ignazio di Antiochia, Erma, l'A Diogneto) - fino alla fine della stagione d'oro della patristica, la seconda metà del sec. V, epoca dei grandi concili ecumenici di Efeso (430) e Calcedonia (451), dopo la quale le due letterature si distinsero assumendo caratteri propri.

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