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lunedì 28 dicembre 2015

Lisa Cremaschi Padri Chiesa: Origene


Origene

Origene rappresenta il più grande genio antico della storia del cristianesimo orientale. Possiamo dire che in tutti i campi egli segna un momento decisivo. A lui dobbiamo le origini della scienza biblica attraverso le sue ricerche sulle versioni della Scrittura, con i suoi commentari sia letterali che spirituali dei due Testamenti.
É lui che costituisce la prima grande sintesi teologica e che, per primo, in maniera metodica, si sforza di spiegare il mistero cristiano. É, infine, il fondatore della teologia spirituale tanto che da molti studiosi è considerato il precursore del movimento monastico del IV secolo. La sua influenza è stata immensa; da lui dipendono l’esegesi dei padri d’oriente e d’occidente. Ma, al tempo stesso, la sua opera provoca violente critiche e nei concili costantinopolitani del 543 e del 553 saranno condannati molteplici suoi “errori”. Come interpretare tutto questo? Le sue opinioni sono state condannate come eretiche, ma lui stesso non è mai stato formalmente eretico perché affronta questioni di frontiera che la chiesa del suo tempo non ha ancora toccato. La sua è una teologia in ricerca. Appassionatamente discusso al suo tempo, lo è ancora oggi e si è lontani dall’intendersi sull’interpretazione del suo pensiero. Alcuni ne fanno un filosofo platonico o neoplatonico, il cui pensiero è estraneo al cristianesimo; altri vedono in lui un teologo e un esegeta; altri vedono in lui anzitutto uno spirituale. In realtà è una personalità poliedrica; è tutto questo contemporaneamente; non si può ricondurlo ad un unico campo della teologia. Nato in Egitto, probabilmente ad Alessandria, verso il 185, in giovane età fu incaricato della formazione dei catecumeni. La sua scuola che attirò ben presto numerosi discepoli, anche pagani, divenne un centro di formazione non soltanto intellettuale, ma anche umana e spirituale. Nel corso di uno dei suoi numerosi viaggi a servizio delle chiese, passò per Cesarea di Palestina dove fu ordinato presbitero; il vescovo di Alessandria, irritato per questa ordinazione avvenuta senza il suo consenso, lo fece deporre dal presbiterato. Origene si stabilì allora a Cesarea dove aprì una nuova scuola; gli allievi facevano vita comune con il maestro e con lui alternavano al lavoro intellettuale la preghiera. A Cesarea, Origene proseguì l’intensa attività letteraria iniziata ad Alessandria e continuò anche il suo ministero di predicatore itinerante nell’oriente cristiano. Imprigionato durante la persecuzione di Decio (250), fu rilasciato dopo pochi mesi, ma morì in seguito alle torture subìte.
La produzione letteraria di Origene fu immensa. Lavorò a un’edizione critica del testo biblico, compose commenti ai libri della Bibbia di carattere teologico, omelie, scoli sui passi difficili, ma scrisse anche opere dogmatiche e apologetiche. Fu inoltre un mistico; la sua dottrina spirituale, disseminata nei suoi scritti, influenzò profondamente la tradizione cristiana.
Tra le molte cose che si potrebbero di Origene ne accenno a una sola relativa al metodo di esegesi biblica che egli propone ai cristiani del suo tempo. Occorre premettere che egli non ha elaborato un metodo sistematico e preciso, ma che possiamo trovare nei suoi scritti almeno due schemi tripartiti che dovrebbero guidare la lettura delle Scritture. Mi fermo su uno solo. Origene appoggiandosi sul passo di Pr 22,20 (secondo la LXX), che esorta a trascrivere tre volte nel proprio cuore i precetti del Signore, invita anch’egli a scrivere tre volte nel cuore le parole della Scrittura (Principi 4,2,4). Una prima volta per cogliere il senso letterale o storico; una seconda volta per cogliere il senso mistico relativo al Cristo e alla chiesa; una terza volta per comprendere il senso spirituale relativo all’anima. Il senso letterale o storico è quello che deve essere cercato per primo; si studia il testo per capire che cosa esso vuol dire; in questa lettura ogni libro biblico ha una sua autonomia e una sua storia. Una volta compresa la lettera, si passa alla lettura “mistica”: in questa seconda lettura la Bibbia non è più una raccolta di molteplici libri, ma un libro unico che mi parla di Cristo e del suo corpo, la chiesa; questa lettura avviene nello Spirito perché “occorre contemplare nello Spirito quanto è stato scritto dallo Spirito” (Omelia sui Numeri 16,9). “Il Paracleto è il vero esegeta” (Omelia su Ezechiele 2,2). Infine le parole della Scrittura vanno scritte nel cuore una terza volta per capire che esse parlano di me, della mia storia e mi invitano a lasciare chhe esse diano frutto nella mia vita. Scrive Origene: “A che giova se dico che Gesù è venuto soltanto in quella carne che ha assunto da Maria e non mostro che è venuto anche in questa mia carne?” (Origene, Omelie sulla Genesi 3,7).
La lettura delle Scritture è paragonata all’eucarestia. La vita della chiesa ha la sua sorgente nella Scrittura, ma anche nell’eucarestia. Nella stessa assemblea viene spezzato il pane della parola e viene distribuito il corpo di Cristo. In un testo diventato celebre Origene afferma: “Voi che siete soliti prendere parte ai divini misteri quando ricevete il corpo del Signore lo conservate con ogni cautela e ogni venerazione perché nemmeno una briciola cada a terra, perché nulla si perda del dono consacrato. É vostra convinzione che sia una colpa lasciarne cadere per trascuratezza. Se per conservare il suo corpo siete tanto cauti - ed è giusto che lo siate - perché ritenete che sia una colpa minore se si trascura la Parola di Dio invece che il suo corpo?” (Omelia sull’Esodo 13,3). Parola ed eucarestia rappresentano lo stesso mistero, perché nell’una e nell’altra lo stesso Logos di Dio viene a noi e ci eleva fino a sé.
Resta il mistero della parola. Nessun uomo può padroneggiarla, essa si sottrae ad ogni tentativo di impadronircene, anzi tanto più avanziamo nella lettura e tanto più ci accorgiamo di quanto ci supera. “Quanto più avanziamo nella lettura, tanto più accresce la vastità delle verità mistiche. Come quando uno si spinge in mare su una barchetta, finché è vicino a terra non teme, ma quando a poco a poco, avanza in alto mare, e comincia ad essere sollevato in alto, quando le onde si gonfiano, o a precipitare nel profondo, quando esse rifluiscono, allora una gran paura gli invade l’animo per avere affidato un’imbarcazione così piccola a flutti tanto grandi; la stessa sensazione ci sembra di provare se, pur avendo pochi meriti e scarso ingegno, osiamo entrare nel mare così vasto delle verità mistiche” (Omelia sulla Genesi 9,1). Resta l’alterità di Dio, della sua parola. Sempre comunque bisogna accogliere la parola e lavorarla come contadini esperti e diligenti. Bisogna dissodare la terra della Scrittura, lavorarla. Ci vuole pazienza e fatica Origene. ripete costantemente che vuole solo offrire “occasioni di contemplazione” (Omelia sui Numeri 14,1) e poi vuole subito tirarsi indietro e scomparire perché deve essere il discepolo stesso, senza intermediario umano, a vedere il volto di Cristo nelle Scritture. Non si può far altro che ripetere quello che Origene dice di un altro maestro e di un altro discepolo, di Paolo e di Timoteo. “Prendiamo ad esempio Paolo che istruisce Timoteo: Timoteo riceve da Paolo dei suggerimenti e poi va lui stesso alla fonte da cui Paolo è venuto; vi attinge e Timoteo diventa uguale a Paolo” (Omelia sulla prima lettera ai Corinti 11). Questo simbolo del pozzo o della fonte è molto amato da Origene; diventa per lui un simbolo della meditazione delle Scritture. Scrive in uno dei tanti passi in cui questo tema compare:“Anche tu devi avere il tuo pozzo e la tua fonte personale perché anche tu, quando prenderai il libro delle Scritture, ti applichi ad attingere dal tuo proprio fondo qualche intelligenza; e in accordo con l’insegnamento ricevuto in chiesa, tenta di bere anche tu alla fontana del tuo stesso spirito ... Purifica dunque anche tu l’anima tua, perché venga il giorno in cui berrai dalle tue proprie fonti e attingerai l’acqua viva nei tuoi pozzi” (Omelia sulla Genesi 12,5).

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