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lunedì 4 dicembre 2017

Sorelle Monastero di Bose Parola vita e luce


Giovanni 1, 1-18

«In principio»: lasciamoci stupire ancora e di nuovo dall’inno poetico che dischiude il quarto vangelo. L’intera Bibbia si apre con un «in principio».
Nei primi versetti della Genesi leggiamo infatti che «in principio Dio creò il cielo e la terra», chiamò all’esistenza la luce, che si irradia, si dipana e riempie ogni piega del creato con armonia, ordine e bellezza, concedendo alla vita di poter germogliare, di poter fiorire.

«In principio era la Parola» (Giovanni 1, 1). Prima di ogni cosa, di ogni pensiero o preoccupazione, di ogni presenza o assenza, il vangelo secondo Giovanni ci annuncia una parola, il Dio-con-noi che ci viene incontro come parola, la Parola, come relazione, luce e vita. «La Parola era presso Dio e la Parola era Dio» (Giovanni 1, 1). La Parola, il Verbo, da cui tutto dipende, da cui tutto è sostenuto, nella vita come in una proposizione. Senza Verbo non c’è comunicazione, non c’è dialogo, non c’è vita. Occorre qualcuno che desideri stare in comunicazione, che pronunci parole, e qualcuno che osi accoglierle, che vi corrisponda con fiducia, con slancio. Così, per grazia, ci sarà terra per la comunione. Dio ci viene incontro perché è da sempre in attesa di noi. Ci viene incontro come Parola per mezzo della quale tutto è stato fatto, principio vitale per cui tutto viene all’esistenza — che noi lo riconosciamo o no, che noi accogliamo questa luce o rimaniamo nelle tenebre, nell’indistinto.

La Parola che era dal principio non esita a manifestarsi nella storia, nello scorrere terroso dei giorni. L’evangelista ci presenta «un uomo mandato da Dio» (Giovanni 1, 6) il cui nome era Giovanni, il testimone venuto «per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui» (Giovanni 1, 7). Giovanni il Precursore, colui che è capace di indicare Gesù di Nazaret quale Parola eterna del Padre, che ha il coraggio di farsi da parte, di stare ai margini per lasciare spazio a lui, lui del quale può affermare che gli è passato davanti perché era prima di lui (cfr. Giovanni 1, 15). Gesù è la luce vera venuta nel mondo, luce venuta da Dio essendo nel seno del Padre, venuta per illuminare ogni uomo, per rischiarare e riscaldare chi giace nelle tenebre della morte, per orientare i passi sulla via della pace (cfr. Luca 1, 79). Lui stesso, luce che si irradia, è la pace, chiamata a risplendere in ciascuno e in tutti, perché per questo era ed è dal principio.

La luce, come la Parola, come la vita, chiede di essere accolta, non si impone. Viene nella libertà e lascia liberi, liberi di riconoscerla nei nostri frammenti. «E la Parola si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Giovanni 1, 14): il Verbo che era presso Dio si dona, osa venire talmente vicino all’uomo da divenire la sua stessa carne, la sua stessa fragilità. L’uomo diviene la dimora della Parola, ne diventa suo irradiamento — se solo le concedessimo spazio, se solo ce ne lasciassimo rivestire dall’interno! L’uomo può riconoscersi generato da Dio, figlio stesso di Dio, di quel Dio Padre che nessuno ha mai visto né può vedere, ci dice la Scrittura, eppure che nel Figlio unigenito si rivela, si rende narrazione. Il Figlio ci viene incontro «pieno di grazia e di verità», colmo di splendore e di fedeltà, ricapitolando in sé l’intera storia di ciascuno e dell’umanità tutta, la storia dell’Alleanza che in Mosè ha fondamento amico e certo. Nel Figlio, Parola che era dal principio, possiamo riconoscere la pienezza di ogni grazia, di ogni benedizione, anche al di là, oltre e attraverso le pieghe del male di cui è segnata la storia, ogni nostra esistenza contrassegnata dal limite, dall’enigmatico, dall’incomprensibile, dalla paura, da ogni morte. «In principio era la Parola», è la vita: e se è dal principio non può che essere sino alla fine, sino alla fine dei nostri giorni, di ogni nostra attesa e speranza, di ogni nostra parola, pronunciata o solo immaginata, ascoltata o sfiorata, desiderata o elusa, anelata e pregata.

Vieni in mezzo a noi, Parola di vita, luce invocata, e rendici capaci di divenire tuo riverbero!

a cura delle sorelle di Bose