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venerdì 14 luglio 2017

Brunetto Salvarani Qohelet


QOHELET, UNA PROFEZIA SENZA SPERANZA NELLA BIBBIA?

Quando ci s’imbatte nel Qohelet, “libro carico di tensioni” , “forse il meno lineare” dell’intera Bibbia , è impossibile rimanere indifferenti. Libro sorprendente, enigmatico, scandaloso.

Di regola la lettura di quei dodici capitoletti – neppure tremila parole nell’originale ebraico, appena 222 versetti in tutto – produce fascino o insofferenza, passione o irritazione. Così, alla fine, verrebbe da domandarsi: “che ci faccio qui?”, o meglio: “che ci fa qui un testo simile?”. Vale a dire, una manciata di pagine che sembrerebbero inserite nel canone per sfidare senza pudori le ragioni di ogni animo religioso, e qualsiasi percorso spirituale consolidato: verosimilmente, era questo l’effetto che esse producevano già anticamente nel cuore del pio ebreo quando si trovava – così come si trova ancora - a doverle affrontare, ad esempio durante la celebrazione della festa delle Capanne, in ebraico Sukkot . Si tratta, a ben vedere, di un testo di crisi, per un’epoca di crisi, e di contaminazioni culturali, per un’epoca di contaminazioni culturali. Come ha colto il filosofo Salvatore Natoli: “Il libro, tanto breve quanto prezioso, resta aperto innanzi agli occhi, inesauribile. Per quanto letto, viene da rileggerlo, e per quanto dichiari che non vi è nulla di nuovo sotto il sole, risulta esso stesso sempre nuovo. (…) Un libro contraddittorio, irrisolto, e per questo illuminante: insegna ad afferrare il momento che passa, ma ancor più a fruirlo per quello che è così com’è. Senza negarsi l’avvenire. Insegna a decidere, a saper ricominciare in nome non di cupa tristezza, ma di sano disincanto” .
Ma cosa sappiamo di Qohelet? Poco, anzi, nulla di assodato. Il suo nome (in caratteri ebraici תלהק) significa, probabilmente, “colui che raduna il popolo nell’assemblea”, o “colui che parla nell’assemblea” (ecco perché nella sua traduzione greca è noto come Ecclesiaste, che ha lo stesso significato); in realtà, a complicare le cose, il verbo in ebraico è al femminile. Letteralmente, sarebbe addirittura una lei a radunare il popolo nell’assemblea: un’ipotesi peraltro scarsamente realistica nel quadro di una società patriarcale e maschilista. La versione latina di san Girolamo è Concionator, quella tedesca di Lutero der Prediger, il predicatore. L’autore, in ogni caso, si autoproclama re in Israele e figlio di Davide (Qo 1,1), cioè s’identifica con Salomone: anche se noi sappiamo che non è così, sul piano della critica storica.