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giovedì 26 gennaio 2017

Luciano Manicardi nuovo priore Monastero di Bose






Comunicato del priore Enzo Bianchi

“Traduntur cervi…”

Epifania del Signore, 6 gennaio 2017



Si dice che i cervi … quando camminano nella loro mandria … appoggiano ciascuno il capo su quello di un altro. Solo uno, quello che precede, tiene alto senza sostegno il suo capo e non lo posa su quello di un altro. Ma quando chi porta il peso (qui pondus capitis in primatu portabat) è affaticato, lascia il primo posto e un altro gli succede.

Questo commento di Agostino al salmo 41 (42) è sempre stato da me meditato, e con queste parole iniziavo la lettera di dimissioni previste nel 2014, alla fine della visita fraterna iniziata a gennaio e terminata a maggio e dopo la revisione economica affidata a una competenza esterna alla comunità. I visitatori fraterni mi hanno chiesto di restare ancora, anche per portare a compimento lo Statuto della comunità, e così ho continuato a presiedere, ma avvertendo più volte i miei fratelli e le mie sorelle che erano gli ultimi mesi del mio servizio e assentandomi sovente, affinché potessero imparare a continuare a vivere senza la mia guida.

Nella storia di ogni nuova comunità monastica il passaggio di guida dal fondatore alla generazione seguente è un segno positivo di crescita e di maturità. Scrive l’Apostolo: “Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere” (1Cor 3,6). La vita continua, la fondazione è stata feconda e di questo ringraziamo il Signore, attendendo il suo giudizio alla fine della storia.

Così è venuto il tempo delle dimissioni annunciate nel capitolo dopo i vespri del 26 dicembre scorso, vigilia della festa di Giovanni apostolo, per il prossimo 25 gennaio, Rivelazione di Gesù Cristo a Paolo apostolo. Così il 26 mattina, dopo la preghiera di epiclesi dello Spirito santo, inizieranno le votazioni per il nuovo priore secondo le norme dello Statuto.

fr. Enzo Bianchi
priore di Bose

Santi abati di Cîteaux, 26 gennaio 2017

Carissimi amici e ospiti,

oggi, nella festa dei santi abati di Cîteaux, i fratelli e le sorelle professi della comunità, riuniti per il consiglio generale annuale, hanno proceduto – alla presenza del garante esterno p. Michel Van Parys osb, già abate di Chevetogne – all’elezione del nuovo priore secondo quanto previsto dallo Statuto approvato dal vescovo di Biella Gabriele Mana.

Ho la grande gioia di annunciarvi che è stato eletto


La comunità, in grande pace, ringrazia il Signore per la sua fedeltà e chiede a tutti voi di partecipare alla nostra gioia e alla nostra preghiera.

Nella misericordia del Signore,

fr. Enzo Bianchi
fondatore di Bose



Intervista di Enzo Bianchi a Repubblica del 27 gennaio 2017

TORINO - Bisogna saper lasciare: "Dopo cinquant'anni di priorato è giusto che questo compito venga preso da altri. La trasmissione dell'eredità tra generazioni è uno dei grandi problemi della nostra società". Così Enzo Bianchi, 73 anni, monaco, fondatore della comunità di Bose sulla Serra di Ivrea, punto di riferimento per il dialogo ecumenico, soprattutto con il mondo ortodosso. Ieri mattina Bianchi ha lasciato la guida della comunità che ha eletto il suo vice, il monaco Luciano Manicardi.

Come dovremo chiamarla ora? Priore emerito?
"Ci sono dei doveri che spettano al fondatore di una comunità anche quando smette di essere priore".

Ma non è regola che i fondatori rimangano ad libitum, fino alla morte?
"C'è questa consuetudine ma io ho deciso di non rispettarla. C'è un tempo per guidare la comunità e un tempo per lasciarsi guidare. C'è un passo di Agostino che ricorda la consuetudine dei cervi. Il capobranco cammina sempre davanti al gruppo. Poi, quando sente che è venuta l'ora, si mette in fondo e appoggia il capo sul dorso di chi lo precede per riposarsi".

Anche Benedetto XVI ha scelto di lasciare in anticipo. Giovanni Paolo II invece era rimasto ad libitum, a dispetto della sofferenza fisica. Perché lei ha seguito l'esempio di Benedetto?
"Ho scelto questa strada anche pensando a san Francesco che aveva lasciato la guida del suo ordine alcuni anni prima della morte. E pensare che all'epoca Francesco era molto più giovane di me, aveva 42 anni".

Non sono molti coloro che si dimettono. I giovani accusano gli anziani di farlo di rado...
"Il problema della trasmissione dell'eredità è una delle questioni di oggi. Gli anziani non si fidano di passare la mano perché spesso loro stessi non hanno un un indirizzo preciso da indicare ai successori. E così temono, forse a ragione, che i giovani finiscano per dissipare quell'eredità".

Anche lei ha avuto questo timore?
"Io volevo lasciare già due anni fa. Ma ho chiesto a due abati di visitare la nostra comunità e dare un giudizio sulla vita spirituale, unana ed economica. Al termine di un lungo esame molto positivo mi hanno consigliato di rimanere altri due anni per terminare la messa a punto del nostro statuto. Ho concluso questo lavoro, che ha avuto l'approvazione ecclesiastica. Ieri la comunità ha eletto un nuovo priore".

Lei è salito a Bose nel 1965. Qual era stata la molla che lo aveva spinto a una scelta tanto radicale?
"In quel periodo ero un giovane che faceva politica. Avevo un futuro nella Dc. Mi avrebbero candidato anche alle elezioni politiche del 1968. Ma nel frattempo ero andato a Rouen a vivere tra i baraccati lungo la Senna insieme all'Abbé Pierre. È stata un'esperienza che mi ha cambiato la vita. Ho lasciato tutto, non solo la carriera politica, e sono salito a Bose, a vivere da solo in una cascina abbandonata".

Per quanto tempo è rimasto da solo?
"Per due anni. Poi, nel 1967, sono arrivati i miei primi fratelli e da allora ho cominciato a svolgere il servizio di priore. Abbiamo vissuto per 13 anni senza energia elettrica e senza acqua corrente, al freddo, facendo la fame e alla luce delle candele. È stato il nostro noviziato".

Poi siete diventati un punto di riferimento.
"Oggi siamo in 90 e arriviamo da diversi Paesi. Ogni anno vengono a visitarci circa 20mila persone. Sono passati qui in visita tutti i patriarchi ortodossi delle Chiese d'Oriente".

Qual è l'augurio al suo successore?
"Di essere sempre misericordioso verso i fratelli e le sorelle. Per fare il priore bisogna avere saldezza e discernimento. Ma senza misericordia sono virtù sterili e pericolose".